Chakra Chan

Nessun essere umano può sopportare in eterno l’esperienza stordente della propria impotenza.

Rollo May

Manipura.

Non è una nuova inchiesta della magistratura italiana. Nemmeno l’ultima crema per le mani con ingredienti bio. Manipura è il nome…rullo di tamburi….del Terzo Chakra.

Ricadendo perfettamente nello stereotipo di persona alla ricerca di se stessa, nel bel mezzo della seconda adolescenza che colpisce quelli della mia età, mi sono buttata su una miriade di attività che prima non volevo/avevo il tempo di affrontare. Da qui le mie attuali passioni per due antipodi da palestra di tendenza: Zumba e Yoga. Bipolari, ma funzionali a darmi entrambi il sorriso. Ieri ho fatto delle corse, allucinanti, per saltare dalla prima al secondo. Sentivo di doverci andare, anche se era solo un recupero, che cercavo di incastrare tra mille cose.

Con una deviazione rispetto al percorso iniziato nella mia prima lezione, circa tre settimane fa, ieri mi introdussero al concetto del terzo chakra e come lavorarci. Senza aver mai sentito parlare di chakra in vita mia. Per chi è poco esperto, come la sottoscritta, dei sette chakra, fatevi un bagno Zen. Qui segue solo un estratto di quello che rappresenta il terzo:

“In questo chakra brilla il sole del potere personale. Una delle funzioni di Manipura è il mantenimento del fuoco che produce il calore umano. Quando questo fuoco è vivo e forte sono garantite queste qualità: autostima, allegria, autonomia, autodisciplina. Coraggio nell’affrontare i rischi. Forza di volontà. Desiderio di trasformazione e miglioramento.”

Fuffa new-age? Forse. Ma, come dissi nel post precedente, ognuno sceglie in cosa credere e se il qualcosa in oggetto lo fa stare bene e non rompe a nessuno, ben venga.

Ho sempre pensato di avere troppo senso del ridicolo per salire su un palco. Ultimamente mi sto lanciando, smettendo del tutto le ultime vestigia dell’adolescente vergognina. In interviste a caso e in rappresentazione figurative di guerrieri su tappetini Yoga ormai affumicati d’incenso.

Mentre visualizzavo quel guerriero, cercavo di non ridere mentalmente. Ammetto che il primo impulso sarebbe stato quello, soprattutto dopo essere rovinata a terra causa equilibrio precario. Poi invece mi sono calata nella parte, realizzando che ho passato buona parte della mia vita recente bloccata. Bloccata dal timore delle conseguenze delle mie azioni, dal far male o dal ferire qualcuno. I blocchi sono comodi. Ti rifugi in una specie di no harm zone. Ho sempre creduto che il dolore altrui fosse una scelta evitabile, sempre e comunque. E ho agito di conseguenza, nei rapporti personali e professionali.

Orange Cake

AsprAmante: heart-shaped Orange Cake with Orange Icing

Ebbene, fate e folletti mi hanno abbandonato da un bel po’ e il magico mondo dei puffi in cui la precedente affermazione è valida e possibile, beh, non l’ho ancora scoperto. Invece è tutto una dinamica a due o più e qualcuno prima o poi verrà necessariamente ferito come conseguenza delle tue azioni. L’ho visto e perdonato negli altri, quindi nella teoria. Non l’ho mai applicato nella pratica, con me stessa. Ho ferito involontariamente un milione di volte, ma sempre per la paura di non gestire correttamente o razionalmente le situazioni. Ma se sono abituata a vedere le persone sparire, tanto da considerarle quasi di passaggio nella mia vita, perché ancora non mi libero di certi schemi e non la faccio finita con ‘sti blocchi? Che tu compia o non compia un’azione, qualcuno starà male lo stesso. Quindi coi miei tempi, sto iniziando ad autoinsegnarmi ad essere più impulsiva.

Eccolo qui, il mio guerriero simbolico, mentre domenica scorsa affonda con piacere il coltello nel meravigliosamente asprigno dolce all’arancia che avevo creato.

La verità è che ci sono tante, troppe, cose aspre nella vita da mandar giù, che se a volte non apri la bocca, foss’altro che per farle prendere aria, te le becchi tutte tu.

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