Aiuto, lo sconosciuto.

Impressioni di settembre. Incipit a dir poco gettonato, ma sempre valido.

Per me settembre è sempre stato periodo di bilanci, inizi e speranze. Archiviato da un po’ ormai Ferragosto, giornata che considero il vero Capodanno, il mese più tenue tra tutti arriva colmo di propositi per il nuovo anno (scolastico). Qualcuno cantava della notte prima degli esami – che altri ancora dicevano non finire mai. Io aggiungo che, complici i retaggi adolescenziali, non si smette mai di considerare l’autunno il principio di tutto. Attività lavorative, sportive, ricreative; dopo la malinconia che accompagna gli ultimi strascichi d’estate, ci diamo l’ennesima opportunità per ricominciare.

Anche questo post, nato come ritorno alla progettualità settembrina, si è poi tramutato in scrittura di getto, urgente. Quasi rabbiosa. Come solo le mani che tremano possono digitare, escono fiumi di parole impellenti. Farcite di una retorica che non deve essere curata, perché a giudicarla non c’è necessariamente qualcuno, servono solo a mettere (ap)punti.

Wine Tasting

Good Life is a Lagrein Half-Full Glass

A quasi un anno da quando ho aperto questa saltuaria finestra su quello che mi frulla in testa, ho meno tempo per l’introspezione, per cucinare e per tirar le somme. Non per questo ne ho meno bisogno, anzi. Ma c’è una novità rispetto all’anno scorso.

Sono sempre stata molto orgogliosa di essere indipendente. Finché questo non mi ha fatto diventare orgogliosa, punto.

Pian piano sto imparando che non è un dramma chiedere aiuto, nonostante prima lo considerassi segretamente una debolezza. A lungo ho preteso che le persone con cui mi relazionavo fossero aperte nel dirmi ciò che volevano da me o da terzi, senza farlo veramente a mia volta.

Per paura di sembrare più piccola, di dipendere, di pesare, ho sempre cercato di fare da me. Invece dagli altri c’è solo che da imparare, anche da quelli a cui pensiamo di essere superiori. Fatico ad ammettere che ci sono molte – spesso penso troppe – cose che non so fare e che vorrei fare. A volte faccio ancora fatica a chiedere una mano e questo non perché io sia migliore di nessuno, ma perché conosco la difficoltà che mostrarsi vulnerabili porta. Aiuto, (l’ex) sconosciuto: work in progress.

Una cosa invece non ho abbandonato: i giochi di parole su più livelli. Aiuto, lo sconosciuto rappresenta anche un inno al mio amore per l’Altro, e dunque per la diversità, frutto di quell’avida e a tratti inopportuna curiosità con cui assorbo tutto quello che mi circonda. Curiosità che spero di non perdere mai.

Tutti tendiamo a pensare che stiamo bene solo con persone simili a noi. Vero, generalmente sono proprio le persone che scegliamo di portare avanti, per avere un terreno comune e anche per facilitarci la vita. Tutto scorre più liscio accanto a persone che ragionano come noi, che ci comprendono. Sono quelle più fastidiose, con una forma mentis del tutto diversa dalla nostra a portarci a fare quel benedetto “miglio in più”. Se siamo costretti a frequentarle, non può che andare a nostro vantaggio.

Buon anno!

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In eXtasy

Ormai è un po’ che mi ronzano attorno segnali che sono riuscita a mettere assieme solo quand’è arrivato il lampo di genio spumeggiante. Nonostante l’arrivo (?) della primavera, da sempre sinonimo di passioni che sbocciano, oggi si parla degli amori passati. Le due lettere più temute in campo sentimentale: gli/le ex.

orange poppy muffins

Orange-me-Poppy: never know what’s behind the crust

XX: Donneeeee, è arrivato l’arrotino! L’ex del vostro lui è esattamente quello. Colei che vi aiuta ad affilare i coltelli.

In alcuni casi infatti c’è la EX, una figura mitologica che se la batte con la suocera, ma spesso più simpatica. E’ quella che ha preso una pianta e l’ha innaffiata, potando alcuni rami qua e là e che ora non ti presenta un conto salato. Mi rivolgo a tutte le donne che potrebbero leggere, siate quel giardiniere onesto. Fuori di metafora, combattete alcune battaglie fondamentali. Se non lo fate per la vostra relazione, beh, fatelo per quelle a venire. Male che vada vi ricorderanno come una che voleva essere trattata in un certo modo. Donne, siate una di quelle ex che, una volta sfortunatamente divenuta tale, sarà rispettata da chi verrà dopo di voi.

Poi ci sono Coloro-che-non-devono-essere-nominate. Quelle la cui manifestazione eterea è ovunque, pur non essendo mai esplicitata a parole, da essere alla stregua dell’anello de “Il Signore degli Anelli”. Nell’aria, nell’acqua, perfino nel nome dei biscotti che compra il vostro ragazzo. Quelle la cui assenza è talmente invadente da diventare ingombrante. In quei casi, sappiate che l’ex in realtà siete voi. Brutto scoprire che il vostro ragazzo ha una relazione, fantasma o meno, ma meglio saperlo prima.

Infine le ex-non ex: quelle che tornano alla carica ad ogni occasione pensando “o mio Dio mi sono pentita del fatto che ti ho lasciato, all’epoca ero così confusa, complice che il tipo con cui m’intendevo non mi capiva come te”. Non giudico nessuno, so che non è facile provare qualcosa per una sola persona. Ma se avete spezzato il cuore di qualcuno, pensateci molto, molto bene prima di tornare indietro.

XY: Uomini, drizzate le orecchie! Gli ex sono i modelli che dovrete capire. Gli archetipi, un po’ come i padri (fondatori) nella vita sentimentale della signora a cui vi approcciate. Come nel vostro caso, l’imprinting che han dato può aver lasciato un segno, anche se non lo ammettono, abbastanza indelebile.

Sono arrivata alla conclusione che lo schema che una donna con un passato sentimentale applica quando si ributta nella mischia è piuttosto semplice. Come per l’abbinamento cibo-vino si seguono due principi antitetici: concordanza o contrapposizione. Capite perché una donna si è avvicinata a voi, se sta inconsciamente cercando una replica o qualcuno di completamente diverso.

Tanto quanto ci sono signorine che si comportano in maniera ingannevole, così ci sono i corrispettivi maschili. Di qui esistono molte donne che demonizzano gli ex, pensando di essere cadute vittima di un serial lover. Dove stia la verità ve ne renderete conto col tempo. L’importante è che se vi interessa avere un futuro (o anche solo tre uscite) con loro tenete presente che dovrete scalfire una serie di timori.

Dall’altra parte ci sono donne che mantengono con l’ex un bellissimo rapporto. Di quelli che puoi avere solo con un vecchio amore, che non è pura amicizia, che si basa su una complicità messa a tacere solo nel post-rottura ma talmente profonda da essere inestinguibile. Se riuscite ad accettarlo – e io dò una gran pacca sulla spalla – siete a metà strada. Occhi aperti, ma abbiate fiducia. Ricostruire un rapporto è indice di grande maturità, non sempre di indecisione.

A metà sta chi riesce ad essere indifferente verso gli ex. Chi non augura loro una morte per autocombustione spontanea, ma nemmeno c’andrebbe a far shopping. Se siete il nuovo, meglio per voi! Se siete il vecchio, anche!

Non classificati si posizionano uomini e donne che non hanno amanti precedenti, che stanno con la stessa persona da quando mangiavano merendine. Quanta, tanta, sincera stima. Voi che anno dopo anno riuscite a non far diventare una persona un ricordo, voi avete un gran dono (e un gran culo).

Non importa il genere a cui appartenete. Quando state con qualcuno, tenete sempre a mente le buone regole di quando si entra in bagno. Lavatevi sempre le mani prima e dopo e lasciate pulito per chi arriva dopo di voi.

Dedurre e Sedurre

Ho appena finito di leggere un libro intrigante.

L’arte della Seduzione. Nah, non è niente in stile Kamasutra, più semplicemente tratta delle personalità seduttive nel corso della storia. Il tomo più corposo dopo Harry Potter e più impegnativo – sempre dopo Harry Potter – che affronto. Un saggio che delinea i nove prototipi di adulatore e ultimo ma non meno importante, traccia l’archetipo dell’antiseduttore, quel compendio di caratteristiche che i più trovano non attraenti.

Nonostante le quasi seicento pagine, l’ho bevuto come fosse acqua fresca. Durante tutta la lettura, una perplessità continuava a far capolino nel retro della mia mente: qual è il ruolo di chi subisce un tentativo di seduzione?

Lemon Curd

Lemon Cardinal, a tangy love-hate

Una persona che entra ed esce nella mia vita come se avesse una porta scorrevole mi ha ispirato una risposta. Come si può mettere in atto una strategia di seduzione senza che l’altro se ne renda conto? Anche in quel caso, quando l’obiettivo capisce di essere per così dire, sotto tiro, che fa? Dipende tutto dall’intelligenza, dal fascino ed è quindi già tutto scritto? No. Per me non basta mettere insieme un paio di ingredienti alchemici. La seduzione è un passo a due, un gioco che rasenta l’osservazione psicologica, centrata interamente su chi hai davanti.La bravura del seduttore sta nel capire, prima di carpire, l’oggetto del desiderio e saper toccare i tasti che attivano le melodie armoniose dell’animo del sedotto. Una volta mi è capitato di essere oggetto di una seduzione che molti col senno di poi definirebbero spietata. Io la definisco calcolata. A mente fredda e con qualche elemento di giudizio in più ne apprezzo la dedizione lungo il percorso e la fine chirurgica, rapida e indolore. Vieni avvolto da una miriade di soffuse attenzioni, accecato nel giudizio razionale da una serie infinita di dettagli e ti lasci irretire.

Si misura la bravura di chi si dedica a sedurre in modo semi-professionale, una specie di pesca sportiva, nel saper mollare al punto giusto. A prescindere da come finisce, l’importante è quello che è successo nel mentre.

Quanto rimarrà sarà il ricordo di un focus costante, inusuale ai giorni nostri, quelli per intenderci del faccio finta di niente e de “gli uomini e le donne sono uguali”, tiritera abusata dalle donne per recriminare a nastro e dagli uomini per non fare più ciò che sarebbe genetico, ossia badare ad una donna. Sì, avete letto bene.

Tralasciando spinose questioni di genere, torniamo su lidi più cauti. Una delle tematiche a me da sempre cara è quella della dinamica reciproca, dell’aggiustamento tra due o più persone. Per un egoista esiste qualcuno che mette se stesso in secondo piano, per un permaloso v’è chi se ne burla. Un carnefice non ha ragion d’essere se non trova una vittima (e ve lo dice una affetta da Sindrome di Stoccolma) così come una prima donna non sale sul palco se non in presenza di uno spettatore.

La seduzione e il tentativo di resistervi altro non sono che giochi di potere, espliciti o meno. Cacciare è divertente, si è attivi, avendo la sensazione di condurre il gioco. Molto è stato scritto, detto e idolatrato sulle figure dei grandi seduttori. La parte del sedotto invece è stata decisamente meno esplorata, rendendola di fatto più affascinante. Perché silenziosamente consapevole.

Gli altri resteranno feriti dalla vostra crudeltà meno di quanto immaginate. Nel mondo odierno, avvertiamo spesso la mancanza di esperienze significative. Aneliamo a esse, anche se hanno risvolti negativi. Il dolore che causerete all’obbiettivo, di conseguenza, servirà a farlo sentire più vivo. Avrà qualcosa per cui lamentarsi, la possibilità di giocare a fare la vittima. Come risultato, una volta che trasformerete il dolore in piacere, non esiterà a perdonarvi.

Luci e ombre

Biscotti di frolla

Michael Jackson Cookies

Ho una visione in bianco e nero.

Il mondo si divide in due categorie di persone. Quelle naturalmente votate a scegliere, e quindi incontrare, la felicità. Queste persone non sono baciate dalla fortuna a caso, ciò che accade loro è figlio di un circolo virtuoso che dipende dall’atteggiamento che giorno dopo giorno rinnovano verso la vita e tutti gli alti e bassi di cui è corredata. Persone, in sostanza, che si rimboccano le maniche e che di fronte ad un quadro a scala di grigi decidono di vedere e seguire solo la luce. Esistono poi quelle che non la vedono, che si lamentano, che attraggono cose negative, che conseguentemente le provocano.

Le due categorie non sono statiche, è possibile percorrere la strada che porta dall’una all’altra attitudine vitale. Più volte. Sul perché una persona appartenga all’una o all’altra categoria ancora non ho sviluppato astruse teorie. C’è chi nasce nell’amore, nella libertà e nel rispetto. C’è anche chi nasce in un ambiente non frutto di amore, di persone che hanno un percorso da compiere che non comprende l’armonia. C’è chi subisce torti per tutta una vita. Eppure ho riscontrato che tutti possono far parte indifferentemente della categoria “Luce” o “Ombra”.

Nei postumi di una telefonata illuminante con la mia musa fiorentina, ho dato forma ad un’intuizione riguardo al rapporto tra le due. Complice – stranamente – la pratica Yoga, ho realizzato in stile San Paolo sulla via di Damasco che figure lamentose, piagnone o ciniche hanno tirato fuori il meglio di me. Finora è sempre stato così, fintanto da convincermi di essere affetta dalla sindrome della crocerossina.

Forse inconsciamente ero in grado di esprimere la me stessa migliore in contrapposizione, in presenza cioè di atteggiamenti negativi, che in passato hanno contribuito a delineare i tratti luminosi della mia personalità. Per il principio inverso di chi brilla di luce riflessa, io amavo brillare di luce mia. Alla lunga però non può essere così. Anzitutto perché non si può pensare di avere risorse inesauribili. Certo, è infinitamente bello dare. Poi è tutto un gioco di equilibri: se non ti torna mai indietro niente o sei Madre Teresa di Calcutta oppure rischi di venir sopraffatto dalla negatività. E io non sono Madre Teresa di Calcutta.

Immaginando l’essere umano come un bel Tao cicciotto, un po’ come i biscotti a tema che mi sono inventata (e pappata), mi piace pensare che possiamo scegliere se stare nello Yin o nello Yang, ma che non ci sia proprio verso di togliere quel piccolo neo del colore opposto perché è proprio la presenza di quest’ultimo a indicare la mezzaluna in cui ci troviamo. Luci e ombre nelle persone vengono definite solo dall’assenza-compresenza dell’opposto. Che emettiamo luce o ce ne nutriamo, stiamo comunque contribuendo al gioco globale dell’interruttore.

E luce fu.

Stay hungry. Stray, foolish!

Space cleaning.

People evaluating.

Relationships weighing.

Self rethinking.

Life adapting.

Inside and out.

New Year did not start with typical resolutions. I was way too overwhelmed with end-of-December thoughts, or festive nostalgia as I like to call it, to have a clear, focused mind. So I want to share a few of the things that I found out about myself while I was unwillingly making a point of my life.

I have always thought I was able to forgive. At least that’s what I came to believe about myself. I realized that I always wanted to forgive because I tended to see the other person under a better, flattering, light. Even when I felt I had been treated badly, I gave second and third chances. I love harmony, as a concept. And I can’t stand people who stir up conflict on purpose, or who like to mull over negative thoughts or, last but not least, people who cannot get over other’s faults.

Yet I have to admit it. Sometimes there’s no actual forgiveness, sometimes you have to forgive yourself for not being able to forgive. In the end the only person you need to forgive is yourself. That’s right. You have to forgive yourself for allowing other people to treat you badly, to take advantage of you and so on. You have to do it in order to go on with your life because otherwise you’ll just keep making the same mistake again, because what you fear the most is that you’ll end up reliving history.

This is not an apology for people who seek revenge. I am just saying that sometimes, before being blindly good with other people who messed up with us, we have to evaluate if they were just that. Assholes. We all get cheated on, we get deceived. We trust and then we found out we were misled. Whatever. That’s why the minute we forgive ourselves for being fooled, which by all means is the hardest part, we’re good.

madeleines au citron vert

French Breakfast: madeleines au citron vert

Yesterday I realized the very same thing with madeleines. It was the first time I had tried to make those famous spongy French minicakes. Well, they developed a bump and I thought I had screwed the first attempt. Well’ I’m kind of new to this game so here it goes. That’s why I turned them on the “right side” to capture a picture. Only to find out that what I thought was a glitch, the bump, is actually one of the features that qualify a properly baked madeleine. Lesson learned.

Just like that, I am wearing my inability to wish the whole world well up my sleeve, proudly admitting it to anyone I want to listen. Off you go, foolish people. Like I read in a tweet a couple of weeks ago: we are not friends, not enemies, just strangers with a mountain of memories. This is what future relationships are going to be.

More breakfast, no more fast breaks

Mince Pies

Late Xmas Treat: Mince Pies

Having breakfast with something I created is one lovely treat that keeps telling me I’m doing the right thing. Following the correct path. I’m not just jumping on the foodie bloggers bandwagon. If I were, I would definitely force myself to post recipes way more often. I am doing what I take pleasure in. It is this certainty that makes me get my butt of the couch when I get home after work (and after working out!) to make cakes and cookies.

My family, generations of sweet-toothed individuals, almost stopped buying sweets and cookies. We live off the ones we bake. I couldn’t be prouder of myself.

These days my mind goes back to the frenzied, packed December and the end-of-the-world madness. I kept toying with the idea that I spent my life making the most out of my time, without rushing, and that, had the world actually ended, I was satisfied with the experiences I had lived so far. And then I thought: “Where would I want to be now?”. What would you have done? Who would you’ve run to? Cell phones out of the way and everything.

I answered, picturing myself. If the world had ended, I would have died having breakfast. That’s right. Breakfast is my happiness ritual.

Quite predictably, I did not actually spend December 21st having breakfast. I celebrated the event having some friends over gather over a bottle (read: a bit more) of their favorite drink and some awkward questions.

That night I did not relax until it was time to go to bed, no wonder it took me a while to cool off. And then something happened. As 2012 was quickly and confusedly coming to an end, I couldn’t help to feel relieved and yet, something was not quite right. I kept feeling like I spent the remainings of last year running against time and without being fully concentrated, rather just going by.

Usually, I want to make the most out of my time, even if it implies laying on the couch just reading a book or having a pleasant, flowing, conversation. I want to feel I am doing what I want to do. I know it’s unrealistic to have such an expectation. At times like these, time is gold. We get paid for the time we spend at the office. Well, in most companies. If we work freelance, we mostly get paid on an hourly basis. Hence, time is luxury.

That’s why I love breakfast and I have always thought that who doesn’t agree with me on that is not familiar with earthly pleasures. Of course, when I was in high school I had no time to spare in the early morning rush, when I woke up in the mornings it was always too late not to feel nautios at the mere idea of ingesting anything.

Now I simply have to get up in the morning and eat, it’s not just that it’s the first thing I need to do because my body tells me so. It is the remarkable sign of the fact that I have time and I want to spend it taking care of myself. I’ll have time to catch those last five minutes’ sleep. When I’ll be six feet under.

What is not coming along in my journey through 2013 is the sensation to be wasting time. Time flies even when you’re not having that much fun. Time flies, or should I say, passes you by, when you are not focused on where you want to get in life. This is the proper age to figure all this stuff out, society has taught us. As Muse would have it “Time is running out”. Whether it’s time left for enjoying the previously mentioned earthly pleasures, or just time left for accomplishing whatever we want to be.

This is the only lesson I am ever going to learn about the Maya-media-hype and collective mania and from two or three losses of the past year. “The problem is, we think we have time” goes the saying.

It sure is one thing I have not yet mastered, but hope to improve day by day. I am letting people I invested my time on go. And, finally, without feeling like I regret a single moment.

Acceptance, this is what they call it. Time to move on.

Rapporti A3

Cantucci coi Pistacchi

Almond-Pistachio-Nut Cantucci: three times down to earth.

Dopo il passaggio della Befana, si riaprono i battenti. La vecchia ha bruciato tutto ciò che c’era da bruciare. Oggi l’anziana signora passa anche per di qua, dando fuoco (simbolico) alle ultime vestigia del 2012.
Affido a lei tre piccole lettere, scritte per altrettante persone che hanno fortemente segnato l’anno appena trascorso e accomunate dal solo fatto che non faranno parte del mio 2013 e degli anni a venire. Età diverse, generi diversi, estrazioni sociali diverse; eppure ognuna mi ha aiutato a capire qualcosa in più di me stessa. Scrivo idealmente a loro perché sono sempre più convinta che il regalo più grande che possiamo fare a noi stessi è quello di prenderci del tempo per dare un senso alle persone a cui noi abbiamo dato senso.
La vita è spesso cinica. Le persone che ci fanno muovere quasi mai sono quelle che se lo meritano e coloro che invece non consideriamo meriterebbero la nostra attenzione. Eppure entrambi i movimenti, di caccia e di fuga, ci fanno avanzare.

Per te: Ti capisco, in fondo io e te condividiamo qualcosa. L’abbiamo capito dal primo momento. Condividiamo la paura, l’onestà verso gli altri e la disonestà verso noi stessi. Ci siamo riconosciuti anime affini fin dal principio, parliamo lo stesso linguaggio. Non ci saremmo mai stancati di parlare, eppure è successo. Ti stanchi, ti arrabbi, tutto cambia e la vita riprende il sopravvento. Come per altri rapporti, a me compete accettare il risultato, lo status quo, quello che ti ho spesso esortato a fare. A lungo ho cercato di lottare, ma non sempre esiste un compromesso. Mi hai insegnato questo, ossia che la diplomazia arriva fino a un certo punto. Quindi meglio accettare che, per quanto sarebbe bello, le cose non sempre vanno come vorremmo e se non possiamo far niente per cambiarle, l’unica cosa su cui possiamo intervenire è la nostra reazione e guardare a quello che di buono è rimasto. Ti auguro tutto il meglio e che un giorno tu possa diventare una persona all’altezza delle proprie potenzialità. Perché se lo capisci tu, c’è una grande possibilità che possa farlo pure io.

Con te: Ti volevo coraggiosamente, ingenuamente, bene, come quando cercavo di darti un po’ di quello che credevo essere il mio coraggio. Ho riscoperto alcuni lati di me che ora tornano ad essere solo latenti e non ho mai perso la mia unicità. Relazionarmi con te ha messo a nudo e confermato alcuni timori, ma sono contenta che a prevalere sia sempre stato il mio spirito di sopravvivenza. L’insensatezza di tutto quel che è successo è stata così spiazzante che io non ho fatto niente, e ne sono tuttora felice. Un giorno, non so ancora quando, fare pace con gli errori altrui mi porterà a far pace coi miei e a guardarmi allo specchio senza autogiustificarmi, ma vedendo qualcuno che ha sbagliato, si è scusato e si è perdonato. Mi hai ricordato in cosa credo, ossia che chi crea delle aspettative deve assumersene le responsabilità. Mi hai fatto vedere che i timori mentali non sono appannaggio mio, anzi, li hai quasi ridimensionati. Ero lì, ma non mi hai mai sentito. Non ci siamo mai guardati negli occhi, lo sguardo era inconsapevolmente rivolto alla meta. Il più comune degli sbagli.

Senza di te: Sei per certi versi la mia nemesi, ma sei dentro di me. Come io non posso fare a meno di essere come sono, tu non puoi fare a meno di essere come sei. Per noi andare d’accordo è arduo, ma è grazie a persone come te che esistono persone come me. E viceversa. A mio modo ti porterò sempre dentro, sollevata solo della lontananza che permette il sereno distacco. So che quando si sente di stare male non si vuole ascoltare chi ti incita a capire come poter star meglio, perché il dolore è una coperta confortante; inoltre ti sembra che nessuno sia in grado di capire il tuo stato d’animo. E allora ti incazzi. Quello che capita anche quando senti di vivere un’ingiustizia. A tutti piace avere l’approvazione degli altri, essere coccolati e al centro dell’attenzione. Ma tale atteggiamento non può protrarsi a lungo, tanto meno andare a discapito di coloro che hai attorno. Il mondo cercherà spesso di fotterti, come reagirai starà solo a te. Vedere te mi ha ricordato che anch’io cado in questa trappola. Solo grazie a persone come te mi ricorderò di come ho scelto di reagire io. Grazie.

E ora, cali pure il sipario. Benvenuto 2013.

Non c’è due senza te

Ginger and Chocolate Cookies

Ginger and Chocolate Cookies: True Love

Due mesi fa iniziai a scrivere, durante una fase ricca di confusione e creatività. Vacilla la seconda, permane la prima. Ancora non è definito il mio futuro prossimo, anche se ha una forma sempre più concreta. Il post di oggi è liberamente ispirato al matrimonio, al romanticismo e quello che ci ho capito io finora dei suddetti concetti.

Ieri una persona che ha messo tutta se stessa nel vivere il suo ideale romantico, convolò a nozze. Ha coronato il proprio sooooogno. Io e le altre tre suocere che erano con me al lieto evento in qualità di vestali del passato che fu della neosposa, abbiamo alternato momenti di occhi a cuore (rari) a momenti di ilarità al vetriolo degni di The Wedding Party.

Battute, rivisitazioni delle imitazioni di Crozza e momenti epici a parte, io sono innamorata delle coppie e ieri ho avuto spesso la lacrimuccia che bussava sull’occhio avvedutamente non mascarato. No surprises, chi mi conosce davvero ben sa che sono fatta a Lindor: ho dei lati molto orso, che nascondono un cuore di scioglievolezza.

Esattamente come per i Lindor, se mi mordi invece di arrivare con delicatezza al cuore, ti esplode un liquido burroso in faccia.

Ieri percepivo amore tutt’intorno a me, sebbene io non abbia alcuna idea di cosa sia davvero l’amore. Come per molte altre “Grandi Sezioni e Affini” della vita, procedo a capirlo per esclusione. Mi sono ricavata qualche certezza su cosa l’amore non è, che ora condividerò con voi. Non so granché, ma grazie PowerPoint per avermi almeno insegnato a fare i listati.

  1. “Amore” non è un concetto astratto e indipendente dalle persone che lo interpretano. Ognuno di noi è un retaggio di imprinting familiari, tratti personali, cicatrici passate, convinzioni maturate, le quali necessariamente emergono nel rapporto. Se una persona è giusta per te lo capisci o perché fai del gran lavoro sulla coppia o incappando in quelle sbagliate. Mi spiace, Tiziano Ferro, per me sei fuori.
  2. L’amore non è eterno. Certo, ti trasporta e ti travolge. All’inizio. Ma questa è un’altra cosa; chiamata innamoramento. Gente che ne sa, ossia non io, dice che dura in media fino a un anno. L’amore invece assomiglia più ad una dedizione, ad un lavoro che non ti pesa (troppo) compiere in funzione del percorso comune che hai costruito se entrambi percepiscono il beneficio che l’altro apporta nella propria vita. All’inizio e a fasi alterne durante la storia non riesci nemmeno a toglierti le mani di dosso, ma anche questa è un’altra cosa, il cui nome è chimica. Mi spiace, Loretta Goggi, per me sei fuori.
  3. L’amore è il non volere, a nessun costo, il male dell’altro. Non credo a quelle stronzate di storie passionali condite da ogni tipo di efferatezza, amori che si pigliano e si lasciano con gesti degni di guerriglie urbane. Per altri funzionerà così, io credo che a) sia del gran dramma inutile b) se stai con qualcuno lo fai per star bene assieme, non per rovinarti la vita a vicenda. Vero, quello che consideriamo amore si trasforma velocissimamente in odio. A quel punto però, non è già più amore. Mi spiace, Eminem e Rihanna, per me siete fuori.

Un, due, tre, olè! E quindi? Quindi bisogna sapersi raccontare balle, darsi fiducia a fine giornata, perdonarsi, innamorarsi di noi tanto quanto a volte pensiamo di esserlo degli altri che altro non sono che un cumulo delle nostre aspettative. Se ci astraessimo da noi stessi per riconoscere questa cruda e liberatoria verità, posso affermare con innegabile presunzione che molte più storie funzionerebbero. Molte relazioni non sono genuine: entrambi cercano, più o meno esplicitamente, di imporre all’altro la propria visione della realtà, entrambi si “caricano” reciprocamente di aspettative e cercano di prevedere e controllare il comportamento dell’altra metà perché le rispecchi. Tanti auguri!

Lo so per prima, è difficile prescindere da quello che vorremmo, da quello che ci aspettiamo. Gli altri sono esattamente questo, “altro” rispetto a noi. Finché non impariamo questa lezione siamo destinati a quanto segue.

Chi vive in funzione del suo passato si crea presenti già in crisi, simili solo al peggio di ciò che ha vissuto in passato.

Creativity is single

Lady Gaga has been right all along.

Remember the one time she said that she wasn’t having any sex because she felt somebody might take away her creativity through the act of sexual intercourse? Well, those weren’t precisely her words, but for the sake of PG-related content, you get the point. All throughout 2012 I have been cherishing the same concept, toying with the idea that somehow relationships and creativity might actually interfere with one another.

When I am in a relationship, most of my creativity is devoted to the current crush, whom I so badly want to be a character of my romance that I put all my effort into getting to know him better so as to come out with brilliant ways to awe him. I put it there, and in planning for two and stuff like that, whereas I find the creative side I need to exercise because of my job to be sloppier, like it’s always missing something. Just like all my crushes, who have always (so far) been missing something that was either: a) creativity b) somebody else c) well, I’ll just leave at b).

But, you see, this fits. All the heart-felt break-ups or just the jerks that come across your dating life, contribute in making you -well, how can I say this? – a more interesting person. I’ve come to believe this is related to the fact that when you’re single, you’re wittier. Your brain is sharper. Your body and mind are both more inclined to perceiving things all around you and all your project-defining ability is concentrated on your world.

“Charlie Brown must be the one who suffers, because he’s a caricature of the average person. Most of us are much more acquainted with losing than winning. Winning is great, but it isn’t funny”

Charles Schultz, October 2, 1975

This by no means imply that I’d rather be Groucho Marx and alone than happily ever after with some brilliant guy. In that case I’d settle for being just a little less funny. Despite the very tight armour I usually come with, I am romantic to the bone, and I’ll always go for love, if I feel it’s worth it.

Taralli dolci al Vino Rosso

Combo Breaker: Tarallucci al Vino Rosso

When you have a functional relationship, you’re winning. You have one part of your life that’s up and running, possibly helping you go through bad stuff. And that’s a huuuuge side. This is not a future-spinster oh-you-are-so-lucky-to-have-someone take. What I mean is that if you actually form a functional bond it’s not just because you’ve worked your butts off not to give in to “temptations”.

I know two or three couples that are like that. Both partners enhance the other’s creative sides and have a very high opinion of their significant other, while being pretty damn funny all the same. It’s because these couples are composed of people who both kept their individuality allowing the other half to do the same.

As for me, creativity now is single, drinks red wine and has lots of fun with different people that allow her to ignite the sparks of her mind.

While picking every now and then from the cookies tin.

Sweet 16

Establishing who you are as a person can be tricky. I’m not talking about whether you like meat or if you like a little sugar in your coffee. I am referring to sound principles, a.k.a. your core beliefs.

I choose what to believe in. I don’t have a specific religious faith I feel like I belong to, even though if you happen to be born and raised in Italy, you were 99,9 % likely baptized and all that follows in Roman Catholic paths designed for young people. Here are some of my pillars, concepts that sum up the experiences, people and places that have made my journey so far.

I believe that if you do something right, then somehow it fits. There’s someone/something bigger than us that has the wider scheme. There has to be. I like to think that, I just don’t think it’s up to me to be wasting time giving HIM/HER/IT names or trying to have other people convinced that whatever they do, they should be doing it because of something they were told to do. Nevertheless, I deeply respect religious people, because there’s some entity they name, talk to, gather on behalf of, and eventually can resort to when everything falls apart.

Ironic as it may sound, I have always been surrounded by fervently Catholic people. I have been diminished so many times, in my not-knowing-how-to-define-it spirituality, but I hold no grudge. I loved talking to most of them about religion, even when we argued. I stick to what I think. I believe that whatever comes your way, you have to try to become the best you can be. There’s never a second chance to get the first one right. We screw up, and as long as we’re humble enough to say it out loud (possibly, to the people who suffered or were involved in our misdoing), that’s fine. As long as next time we screw up, just a little less.

This is the life we get. If Hindu religion is right, well then, the more, the merrier. Since we don’t know for sure if we get another shot and are actually better off as rats or snakes, this is the only sound chance we have. As far as I’m concerned everyone is free to believe in heaven, in reincarnation, in Karma and so on. Basically, whatever gives them hope.

I believe there’s always something more than meets the eye and that everyone can be a better version of the persona that they are letting other people see. I have never, not once, been wrong. Yet. There was always something more to people I met than they were letting on. Where I’ve been wrong is when I thought there were more positive sides worth seeing in the person. On the other hand, sometimes I mistrust people because I don’t value them enough or I cannot read “through them”. Those were the times when I loved to admit that I was wrong in the first place.

Chai Shortbread

Spice ‘n Butter up your life: Chai Shortbread

I believe in forgiveness. I am not Mother Theresa, so it’s not that easy. I believe in a deeper meaning associated with forgiveness, that only comes after one develops the ability of letting go and is possible if said one is programmed to feel human sympathy. Read: we ALL screw up. Sympathy for the Devil (inside us).

I also believe in numbers. Yes, it’s stupid, yes, it’s superstition. No, I don’t have a logical-mathematical intelligence, so that’s even pretty strange. Anyway, I do. When you choose what to believe in, you end up seeing patterns in casual things. Mine include two numbers, my numerical yin and yang.

I believe in change, but this comes as no surprise. This is the salt in life. Or the spice. For a little of that, look on your left. Enjoy!