Happy-Go-Lucky

Happiness is real only when it is shared.

Ta-da-da. I am going to start off once again with a quote, taking a leaf out of the person I once was’ book.

Raisin and Pine Nuts Potato Sweet Cake

Pacman: Raisin and Pine Nuts Potato Sweet Cake

The quote comes from Into the Wild, a movie I saw once and never even attempted to rewatch again. A peculiarity that is indeed very unsual for me since I’m used to watch movies and read books over and over again. It’s not that I didn’t like it, on the contraty I digged it. I loved it so much and at the same time I was – how can I put it? – affected.

Into the Wild is a tale of the rejection for a normal life, recounted through a personal journey to find a truer meaning to his life. Possibly due to just how much I could relate to Emile Hirsch character, Christopher McCandless, soon to become Alexander Supertramp. Back at the time when the movie hit theaters, I was getting ready for one of my most intense experiences. Sure, I was not going to burn 25 grands and cut off all relations, but trying to live alone on the other side of the world felt like an adventure to me.

Attributed to Supertramp, the quote is the climax of the movie and self-discovery journey itself. Right before passing away, when he realizes there is quite literally no turning back and he feels more desperate than he would ever have imagined, he has an epiphany. He thought he would find a deeper meaning to it all, by refusing to take part in a society he judged corrupted and hypocritical, only to discover that real happiness comes from functional, heart-warming connections. Exactly what he had shunned.

I envisioned what would happen after my return. I could almost anticipate that I would come back after a similar discovery, except for the fact that I would be a) hopefully not dead due to a toxic wild potato poisoning b) going back to an ordinary life with obvious needs for readjustement.

What happened instead is that I went back home with a heart filled with memories I could never have imagined and a fridge magnet reading out:

True happiness lies within you.

The magnet is now hidden on the bottom of a metallic shelf, whereas the first quote still pops up triumphantly in any profile of my online being.

As it turns out, real life is all about compromising. Duh. I know, it’s not so much as a breakthrough piece of information. Still, I am pretty sure I am not the only one who finds it hard to balance relationships. So you have to work your way into adapting yourself.

I have been struggling all these years to find a resolution between the two opposite takes. Truth be told, I still have no clue. My deepest nature, my core, is much more inclined towards the first quote yet there are times when I really cannot include other people whom I love in my own picture of “looking for happiness”. Very often I am tempted to go Alexander Supertramp again and restart it all over. The real challenge behind all this is that you have to let them know you care about them, hoping they’ll understand your burn out, or just your needs.

One day I’ll find the winning streak and balance or I’ll die trying. Hopefully not after a wild potato intoxication. In the meantime I’ll use potatoes to find balance in a sweet recipe. Enjoy!

Arrivi e Partenze

Chocolate to Go

Mama always said that life’s like a box ‘o chocolates. You never know WHERE you gonna get.

Rivelazione del mattino: la mia vita somiglia sempre più ad un film. Come in una commedia romantica, le storie degli ultimi due anni, durature o meno, effettive o platoniche, sono state sconvolte da una partenza. Che fosse per dare il là ad una passione, o per decretarne la fine.

Quasi sempre, per quest’ultima ragione.

Tempo fa scherzavo con una di queste “storie” sul perché quasi tutte le canzoni raccontino proprio il momento più straziante: la fine. Qui ribadisco la mia teoria: tendiamo sempre a concentrarci su ciò che non va. Per lo stesso motivo ci rendiamo conto di amare, o meglio, pensiamo di amare di più, quando ci si allontana perché idealizziamo, e la quotidianità viene mitizzata.

Ad esser completamente sinceri, lo facciamo pure all’inizio, viviamo nel timore di investire in termini emotivi, e a volte pure economici, per la paura (o la consapevolezza) che ci si lascerà. Insomma, nessuno che si viva il viaggio, turbolenze comprese; tutto il focus è sul decollo e sull’atterraggio.

Sorprendo la me stessa bipolare nel dire che io credo sia normale pensare alle ragioni per cui vuoi stare con qualcuno, non giustificarti col mondo esterno del perché non lo molli. Altrimenti detto, viversi con consapevolezza la liason nel momento in cui accade. Non mi è mai capitato di scoprire dopo qualche mese di romanticismo di essermi follemente innamorata di un narcotrafficante con tre mogli in altrettanti stati diversi, anche se sarebbe un bell’aneddoto. Nonostante ciò, sono stata ingannata assai. Sovrastimo la mia percezione delle persone e sottostimo il mio grado di masochismo, finendo spesso per fare e perpetrare madornali errori di valutazione. Malgrado ciò – e lungi dall’esser divenuta cinica, a livello generale mi spaventa la mancanza del senso dell’altro e del compromesso di coppia.

Premessa: figlia di genitori – fortunatamente – divorziati, senza ormai particolari recriminazioni, ho visto il primo esempio di unione fallire, in un momento in cui, nell’ambiente in cui sono cresciuta, una separazione era ancora una rarità mal vista. Pace. Certo, questo forse ha contribuito a farmi diventare un piccolo miracolo di “concreta ingenuità”. Il mio approccio con l’amore e i rapporti in generale è permeato da una prudente curiosità, che non mi impedisce comunque di constatare quanto tempo sia passato da quando mi sentivo figlia di una famiglia strana e di come sia invece quasi naturale al giorno d’oggi lasciarsi letteralmente dal giorno alla notte, convinti che la risposta sia in un altro/a migliore.

In alcuni casi, gran bene innegabile. Il mondo è popolato da scroti – uomini e donne – dai quali è meglio liberarsi al più presto. In molti casi invece basterebbe fossimo noi a guardarci con occhi diversi e a smussarci insieme.

Io so sempre di più cosa voglio: una forma di relazione, quella interdipendente, che ad ora non ha trovato una piena realizzazione nelle storie passate, ma il cui solo concetto mi basta per immaginare concretamente la mia futura vita a due, che comporta più fatica, ma è tendenzialmente meglio di una lunga partita a solitario. Qual è una relazione interdipendente? Una cosa del tipo:

“Io sto bene, indipendentemente dal fatto che tu ci sia, ma se tu ci sei, sto meglio! Quindi io sono indipendente, sto bene, la mia vita funziona comunque anche se tu non ci sei, perché magari non ci siamo mai conosciuti, perché ho vissuto oltre trent’anni della mia vita senza te e quindi ho già le mie sicurezze, i miei divertimenti etc., ma da quando ho incontrato te sto meglio e quindi scelgo di vivere al meglio la mia vita insieme a te.”

Poi tremo, pensando a come si arriva ai trent’anni, un guazzabuglio di sicurezze erette a suon di paranoie – debellate o meno. Un insieme di credenze maturate sull’esperienza personale che è sì, una gran maestra (non me ne voglia la frase fatta), ma una maestra molto parziale. A volte, come in un loop, rischiamo di cadere preda dei nostri stessi demoni. Convinti che non potremo che ricalcare gli schemi – positivi o negativi – applicati in passato, non guardiamo l’altra persona per quello che è e di conseguenza non ci lasciamo trasportare e stupire.

Con queste premesse, l’amore non ti può – quasi mai – salvare. Signore e signori, sturatevi le orecchie, l’amore non è la risposta a tutti i mali del mondo. Può avvolgerti, migliorarti, spronarti, darti conforto, energia e vitalità, ma di certo non è la panacea per coloro che ricercano una risposta solo nell’amore stesso.

A meno che non viviate sul set di Serendipity (beati voi, cacchio). Più che sul set di Serendipity, io mi sento su quello di The Terminal.