Non c’è due senza te

Ginger and Chocolate Cookies

Ginger and Chocolate Cookies: True Love

Due mesi fa iniziai a scrivere, durante una fase ricca di confusione e creatività. Vacilla la seconda, permane la prima. Ancora non è definito il mio futuro prossimo, anche se ha una forma sempre più concreta. Il post di oggi è liberamente ispirato al matrimonio, al romanticismo e quello che ci ho capito io finora dei suddetti concetti.

Ieri una persona che ha messo tutta se stessa nel vivere il suo ideale romantico, convolò a nozze. Ha coronato il proprio sooooogno. Io e le altre tre suocere che erano con me al lieto evento in qualità di vestali del passato che fu della neosposa, abbiamo alternato momenti di occhi a cuore (rari) a momenti di ilarità al vetriolo degni di The Wedding Party.

Battute, rivisitazioni delle imitazioni di Crozza e momenti epici a parte, io sono innamorata delle coppie e ieri ho avuto spesso la lacrimuccia che bussava sull’occhio avvedutamente non mascarato. No surprises, chi mi conosce davvero ben sa che sono fatta a Lindor: ho dei lati molto orso, che nascondono un cuore di scioglievolezza.

Esattamente come per i Lindor, se mi mordi invece di arrivare con delicatezza al cuore, ti esplode un liquido burroso in faccia.

Ieri percepivo amore tutt’intorno a me, sebbene io non abbia alcuna idea di cosa sia davvero l’amore. Come per molte altre “Grandi Sezioni e Affini” della vita, procedo a capirlo per esclusione. Mi sono ricavata qualche certezza su cosa l’amore non è, che ora condividerò con voi. Non so granché, ma grazie PowerPoint per avermi almeno insegnato a fare i listati.

  1. “Amore” non è un concetto astratto e indipendente dalle persone che lo interpretano. Ognuno di noi è un retaggio di imprinting familiari, tratti personali, cicatrici passate, convinzioni maturate, le quali necessariamente emergono nel rapporto. Se una persona è giusta per te lo capisci o perché fai del gran lavoro sulla coppia o incappando in quelle sbagliate. Mi spiace, Tiziano Ferro, per me sei fuori.
  2. L’amore non è eterno. Certo, ti trasporta e ti travolge. All’inizio. Ma questa è un’altra cosa; chiamata innamoramento. Gente che ne sa, ossia non io, dice che dura in media fino a un anno. L’amore invece assomiglia più ad una dedizione, ad un lavoro che non ti pesa (troppo) compiere in funzione del percorso comune che hai costruito se entrambi percepiscono il beneficio che l’altro apporta nella propria vita. All’inizio e a fasi alterne durante la storia non riesci nemmeno a toglierti le mani di dosso, ma anche questa è un’altra cosa, il cui nome è chimica. Mi spiace, Loretta Goggi, per me sei fuori.
  3. L’amore è il non volere, a nessun costo, il male dell’altro. Non credo a quelle stronzate di storie passionali condite da ogni tipo di efferatezza, amori che si pigliano e si lasciano con gesti degni di guerriglie urbane. Per altri funzionerà così, io credo che a) sia del gran dramma inutile b) se stai con qualcuno lo fai per star bene assieme, non per rovinarti la vita a vicenda. Vero, quello che consideriamo amore si trasforma velocissimamente in odio. A quel punto però, non è già più amore. Mi spiace, Eminem e Rihanna, per me siete fuori.

Un, due, tre, olè! E quindi? Quindi bisogna sapersi raccontare balle, darsi fiducia a fine giornata, perdonarsi, innamorarsi di noi tanto quanto a volte pensiamo di esserlo degli altri che altro non sono che un cumulo delle nostre aspettative. Se ci astraessimo da noi stessi per riconoscere questa cruda e liberatoria verità, posso affermare con innegabile presunzione che molte più storie funzionerebbero. Molte relazioni non sono genuine: entrambi cercano, più o meno esplicitamente, di imporre all’altro la propria visione della realtà, entrambi si “caricano” reciprocamente di aspettative e cercano di prevedere e controllare il comportamento dell’altra metà perché le rispecchi. Tanti auguri!

Lo so per prima, è difficile prescindere da quello che vorremmo, da quello che ci aspettiamo. Gli altri sono esattamente questo, “altro” rispetto a noi. Finché non impariamo questa lezione siamo destinati a quanto segue.

Chi vive in funzione del suo passato si crea presenti già in crisi, simili solo al peggio di ciò che ha vissuto in passato.