Perdere un anello

Tempo di scelte.

Ta-dan. Peggio di quei programmi televisivi dove il protagonista deve prendere un’apparentemente ardua decisione. E non parlo di Money Drop.

Cambiare non è facile, soprattutto quando hai delle certezze. Belle o brutte che siano, le certezze formano l’abitudine e l’abitudine è rassicurante. Perfino una situazione che non ci piace, di cui ci lamentiamo, lo sappiamo bene in fondo che rappresenta una protezione. Una donnina capace di illuminare a tratti il mio percorso ieri mi ha fatto capire perché a volte bisogna rischiare, anche fosse solo giusto per dire di non aver perso un’occasione. Io ci ho aggiunto una bella dose di riflessioni sulla brevità dell’esistenza, condite dall’inutilità di preoccuparsi troppo, spruzzate da una (a lungo ricercata) spensieratezza.

Taralli dolci e salati

Sweet and Salty: Taralli 2x

Una vita passata a trovare correlazioni ovunque ed ora mi sto imponendo di non leggere i segni. La tentazione è forte, un eufemismo giusto per non dire sempre in agguato. La settimana scorsa avrebbe potuto essere uno di quei periodi, in cui inizi a leggere tutto ciò che ti accade applicando un filtro inspiegabile per cui tutti gli eventi seguono poi assurdamente concatenati.

Ho sempre letto questa tendenza come una capacità di analisi portata all’eccesso. Al contrario. La mia mente non sarà mai analitica, ha bisogno invece di dare vita, inventare sensi e dove ne esistono di logici esplorarne di alternativi. Non c’è modo con cui possa fermare la creatività della mia mente nel fare associazioni. Certo, deve essere addomesticata, resa più commerciale e spendibile.

Trovare correlazioni a tutti i costi tra eventi e accidenti è per alcuni indole, per altri passatempo. In quel caso si chiama gossip e riguarda i fatti degli altri. Quello che io sto cercando di evitare è di far prendere alle associazioni un giudizio di valore, che poi finisce con il pregiudicare il mio atteggiamento verso persone, parole, opere e omissioni. Come nella profezia che si autoavvera, inconfutabile verità ripresa nel bell’articolo di Annamaria Testa di qualche tempo fa.

Le definizioni di una situazione e i comportamenti che si attivano fanno sempre parte della stessa situazione, e ne possono determinare lo sviluppo: quelli che sembrano solo “effetti” sono, in realtà, “cause”, di cui nel bene o nel male è responsabile proprio chi li ha evocati.

Merton c’aveva visto giusto: ti convinci di una cosa ed è fatta. Anche la saggezza popolare non c’era andata molto lontana. Quando te le chiami, te le chiami. Se pensi accadrà qualcosa di negativo, accadrà. Si tende invece a dire che non possa accadere il contrario, io non voglio più crederci. Dura combattere la cultura scaramantica in cui siamo radicati, ma voglio provarci. In passato è andata così e, beh, molto spesso è andata così. Mmmobbasta. Le sensazioni rischiano di segnare il destino di un qualsivoglia piano, definendone il successo e più spesso il fallimento in base a degli eventi che pensiamo essere esterni da noi.

La pausa è finita. Andate in pace.